|
Progetto "Arturo"
Università di Roma "La Sapienza"
|
ARTURO IN VOLO NEI CIELI DI OZZANO
di Marco Agostinelli
"5
4
3
2
1
via! Il missile
accende il motore e con un sibilo impetuoso lascia la rampa di lancio,
mantenendo un assetto verticale, si avverte il burnout, si assiste alla
fase inerziale ed uno scoppio sordo in una nuvola di fumo avverte l'imminente
apertura del sistema di recupero".
E' riassunta in queste righe la fase finale dell'attività svolta
dal sottoscritto nell'ambito della propria tesi di laurea in Ingegneria
Aerospaziale, conseguita presso la facoltà di Ingegneria dell'Università
degli Studi di Roma "La Sapienza", e che ha portato alla progettazione,
realizzazione e lancio di un vero e proprio missile sperimentale ribattezzato
per l'occasione ARTURO.
Si
tratta di un lavoro inserito nel quadro di un progetto di Ateneo cui
partecipano la Scuola di Ingegneria Aerospaziale (S.I.A.), avente come
referente il Prof. Paolo Teofilatto e il Laboratorio di Sistemi del
Dipartimento di Informatica e Sistemistica (D.I.S.), diretto dal Prof.
Salvatore Monaco, della Facoltà di Ingegneria.
Va precisato che seppure il termine "missile" può incutere
un certo timore nell'immaginario collettivo, questo nostro non contiene
alcun carico bellico, né viene realizzato con futuri scopi distruttivi:
rappresenta invece un dispositivo sperimentale attraverso il quale realizzare
misure di grandezze tipo velocità, quota, pressione, incidenza,
assetto
insomma un'unità di rilevamento di dati scientifici.
Nel novembre dello scorso anno il Prof. Monaco, il Prof. Teofilatto
ed io ci incontriamo per tracciare le linee guida di tale attività
sperimentale: siamo i primi in Italia a tentare una strada nuova che
porti a realizzare una piattaforma riutilizzabile, che possa essere
comandata e controllata, che abbia autonoma capacità di decollo
e volo e garantisca un ritorno a terra non distruttivo delle componenti
elettroniche montate a bordo.
Progetto invero ambizioso del quale appare subito evidente la necessità
di suddividere in vari steps la realizzazione finale.
Ci si propone in questa prima fase di studiare, progettare e realizzare
la cosiddetta "Struttura della Piattaforma" a significare
il dimensionamento del missile, la scelta dei materiali più idonei
per ogni singola componente, il sistema di propulsione, la scelta e
lo studio di una configurazione aerodinamica, la selezione di unità
di rilevamento dati, la determinazione delle quantità misurabili
in volo, lo studio di una struttura conservativa e la prova del sistema
di recupero.
Una volta realizzata e testata la configurazione basica del modello,
questa servirà come punto di partenza degli steps successivi
i quali anche alla luce delle conoscenze acquisite in questa prima fase
andranno nella direzione di un generale miglioramento e porteranno alla
realizzazione di un sistema di attuazione della spinta, di una unità
logica di controllo e alla messa a punto di un sistema di comando autonomo
del missile.
Nel corso dei mesi successivi (tra gennaio e maggio 2003) viene progettato
il missile: testi di aerodinamica di corpi affusolati ed ali triangolari,
lo studio e la distribuzione delle masse, lo studio ed il calcolo di
traiettorie, come pure programmi di simulazione al pc nonché
una fitta corrispondenza elettronica con fornitori di motori e materiali
compositi e con esperti del settore, costituiscono la compagnia con
la quale il sottoscritto entra in contatto e scambia più frequentemente
opinioni.
Dopo un certo numero di breafing, un discreto numero di prove di simulazione
che portano a scartare le soluzioni tecnologiche che necessitano di
tempi di lavorazione piuttosto lunghi, il progetto (siamo intorno alla
metà di maggio) nel suo impianto generale può dirsi concluso.
Inizia ora la parte pratica: la costruzione.
Lavoriamo contemporaneamente su più fronti: un ambito aerodinamico-strutturale
ed un ambiente elettronico-informatico.
Nel
primo caso con l'aiuto di mio zio Annibale Piccardi, campione italiano
di aeromodellismo, grande conoscitore dei segreti del volo e dotato
di tecnica, conoscenza e metodo di lavorazione sopraffini, procediamo
alla costruzione di alcune componenti.
L'Ogiva: su uno stampo in polistirolo incolliamo con resina epossidica
del tessuto in carbonio; rimosso lo stampo si ottiene una struttura
rigida del peso appena di 151 grammi, spessore di mm. 2, diametro di
base di cm.15,2 e lunghezza di cm. 30;
Le
Quattro Alette Aerodinamiche: una struttura sandwich composta di carbonio
da mm.0,4 e densità 0,02 g/cm^2, balsa mm.2+2 e densità
0,2 g/cm^2 e carbonio da mm.0,4 e densità 0,02 g/cm^2, forma in
pianta triangolare di dimensioni 25x32 cm, peso complessivo 480 grammi;
Il
Tubo di Pitot: a partire da una canna da pesca in carbonio del diametro
di cm.2,5, strumento questo destinato alla misura della velocità
relativa del modello.
Grazie poi alle conoscenze e ai suggerimenti
in campo elettronico del Prof. Paolo Di Giamberardino e all'abilità
e professionalità dell'Ing. Alessandro Bottinelli viene realizzata
presso il laboratorio di Sistemi del D.I.S. una scheda elettronica responsabile
sia dell'acquisizione e registrazione di dati di velocità del
missile sia dell'azionamento del sistema di apertura del paracadute.
 
Ad un ritmo di lavoro frenetico arriviamo
a concludere il missile verso la fine del mese di giugno.

Alcuni dati tecnici:
Altezza cm. 152
Diametro di Base cm. 15,2
Peso g. 3950
Dimensioni alette cm 25x32
Lunghezza Tubo di Pitot cm. 25
Sistema di propulsione AEROTECH I 300; Burntime : 1,42 s
Approfittando dell'occasione fornita dal meeting nazionale di modellisti spaziali
(ACME) tenutosi nei giorni 28- 29 giugno (2003 n.d.r.) presso l'aviosuperficie
Aerdelta di Ozzano (Bo), partiamo alla volta della città emiliana
curiosi di sottoporre ad occhi e mani esperti il nostro modello. La
preparazione e le capacità di Stefano Figini, grande amico e
certificato ACME n.1 in Italia, si rivelano fondamentali per i consigli
tecnici relativi alle modifiche da apportare.
 
Manca appena una settimana al lancio
fissato di concerto con lo stesso Stefano per il 6 luglio successivo:
per il futuro del progetto quella settimana si è rivelata cruciale.
Procediamo alle variazioni, eseguiamo gli aggiustamenti del caso, mettiamo
a punto il sistema
siamo pronti.
Il
6 luglio è una mattina non caldissima ed un leggero venticello
mitiga il caldo afoso di una estate torrida: tutti sul campo, i professori,
i ragazzi dell'associazione ACME, mio zio Annibale, il sottoscritto.
Viene eseguita una "prova statica" per testare sul campo il
funzionamento del sistema di apertura del paracadute comandato dalla
schedina elettronica: la stessa prova si conclude con esito positivo
e ci autorizza al lancio vero e proprio con una maggiore tranquillità.
Il missile viene quindi montato sulla
rampa, tutti i presenti guadagnano una distanza di sicurezza, viene
eseguito il countdown: alle 14,12 Arturo sale impetuosamente verso il
cielo, raggiunge l'apogeo, avviene l'apertura del paracadute e assistito
dall'azione frenante dello stesso torna a terra in sicurezza, impattando
la superficie ad una distanza orizzontale dal punto di lancio di 53
metri ( valore stimato del down-range 20 25 metri) causa un leggero
vento in quota che fa veleggiare il modello durante la discesa.
 
 
Il lancio è un vero successo: tutti
i presenti applaudono, si complimentano, qualcuno accenna un' "
esecuzione perfetta"!
 
   

Ad onor del vero anche occhi poco allenati
a lanci di modelli spaziali stimano il volo e il recupero del nostro missile
come qualitativamente perfetto. Grande soddisfazione.
Eseguiamo quindi il controllo visivo di eventuali danni: tranne la punta
del tubo di Pitot scollata a causa dell'impatto col terreno, tutto il
resto appare integro, in ottimo stato; procediamo quindi al "download"
dei dati di velocità acquisiti: registriamo una velocità
massima di 78,8 m/s ed una quota massima "stimata" di circa
380 metri.
Alla luce di tale risultati che testimoniano la bontà dell'attività
fin qui svolta verranno eseguite successive sperimentazioni con carichi
scientifici di maggiore complessità avvicinandosi con ogni futuro
lancio al progetto finale nella sua interezza.
In conclusione: il progetto, la realizzazione e il lancio di Arturo
costituiscono un lavoro unico, di grande qualità che è
stato possibile ottenere grazie alla collaborazione di tante persone,
alla loro professionalità e ad un non comune senso di appartenenza
ad una sfida per certi aspetti davvero singolare: A loro, a voi tutti
il mio più sincero ringraziamento.
|