| INDICE
Cosa significa costruire un modello spaziale
Cominciamo dall'inizio
Motori per modelli spaziali
Accensione e lancio
Modelli in volo
Stabilità e forma
Modelli a più stadi
Dispositivi di recupero
Razzi a rientro veleggiato
Costruzione e volo di grandi modelli
Determinazione dell'altezza
Poligoni di lancio
Club e gare
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Missili con propulsione
a razzo
di G.Harry Stine
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ATTENZIONE: Le informazioni contenute in
questo libro risalgono agli anni 60. Alcune di esse potrebbero non essere
piú valide oggi
CAPITOLO IV
Accensione e lancio
Quando a Cape Kennedy c'è il lancio di un missile, l'accensione
viene sempre effettuata con comando elettrico premendo un bottone, e mai
accendendo una miccia.
Anche i modellisti coscienziosi si servono di un dispositivo elettrico
e non usano le micce che non sono pratiche né sicure; sanno che è meglio
lasciarle a chi costruisce fuochi d'artificio, perché il loro uso non
consente di sapere esattamente il momento di accensione del motore e perché
a volte sembrano spente, mentre in realtà continuano a bruciare. D'altro
canto l'accensione elettrica è semplice, priva di pericoli e molto comoda
dà la possibilità di mantenersi a una certa distanza dal modello, di fare
un effettivo conto alla rovescia, in modo da controllare esatta mente
l'attimo della partenza ed eventualmente sospenderla a ogni imprevisto.
In questo modo l'operatore ha sempre il controllo della situazione ed
è in grado di intervenire, disarmando il circuito elettrico di accensione
ed essendo così sicuro che il modello non partirà più: può sempre capitare
che un aereo sorvoli la zona di lancio, che qualcuno si trovi a camminare
in un posto pericoloso dove si credeva non ci fosse nessuno, o che succeda
all'ultimo istante qualche incidente al modello che consigli dl annullare
il lancio.
In questo capitolo passeremo in rassegna i vari metodi di accensione più
comuni, ma consigliamo a chi compra un motore di leggere egualmente le
istruzioni allegate: vi troverà tante informazioni utili, anche perché
alcuni motori richiedono particolari metodi di accensione che, per amor
di semplicità, non verranno discussi. E' bene tuttavia ricordare che un
motore commerciale viene sempre venduto con il suo sistema di accensione
o è accompagnato da precise istruzioni al riguardo.
La forma più comune di accensione si serve di una resistenza elettrica
che per effetto del passaggio di corrente si riscalda fino a raggiungere
la temperatura d'accensione del combustibile: circa 270° C o più. Una volta
che il motore è partito, esso continua a bruciare perché vi ha luogo ormai
una specie di reazione chimica a catena che il sistema di accensione ha
solo provveduto a iniziare. Per svolgere questo campito è più che sufficiente
un filo abbastanza corto di nichel-cromo, che si comporta esattamente
come gli elementi elettrici di un tostapane: quando è attraversato da
corrente, diventa incandescente.
La fig. 32 mostra una soluzione tipica. Per motori fino
alla serie B compresa, bastano circa 5 cm di filo al nichel-cromo, sagomato
come nella figura a formare nella parte centrale due piccoli anelli di
circa 2 mm di diametro: lo si infila dentro l'ugello fino a metterlo in
contatto con il combustibile (fig. 32b), provvedendo a tenerlo fermo con
un tampone di cotone, stoffa, carta o cartone.
All'atto della partenza, i gas di scarico provvedono a eliminare filo
e tampone, che così non costituiscono un problema: in genere il primo
fonde, tanto da non essere riutilizzabile, e il secondo brucia.
Sistema elettrico di accensione
Per far arrivare corrente al filo occorre
predisporre un semplice circuito elettrico, dotato di un interruttore
o di un circuito secondario di sicurezza, a garanzia che il motore non
passa essere acceso per sbaglio o per un incidente qualsiasi. Tale dispositivo
ha il pregio di essere portatile, e quindi utilizzabile ovunque si voglia,
e di facile costruzione.
Gli elementi necessari sono abbastanza comuni da trovarsi e poco costosi.
Occorrono circa 10 m di filo elettrico - del tipo usato normalmente nelle
installazioni domestiche - che è formato da tanti fili sottili di rame
isolati esternamente oan gomma e plastica. necessario anche un pulsante
da campanella da porta, che non è altro se non un interruttore che chiude
il circuito solo se premuto: il suo uso è particolarmente consigliabile
come interruttore di sicurezza, perché ritorna automaticamente a riaprire
il circuito quando non lo si preme più.

Fig. 31. L'uso di un sistema di accensione
elettrico e di una torre di lancio mette il modellistain grado di controllare
esattamente l'istante della partenza e di prevederne la traiettoria.
Per collegare il filo d'accensione al circuito, possono essere utilizzate
banali graffe da ufficio, saldate al circuito d'accensione:
L'uso di un sistema di accensione elettrico e di una torre di lancio mette
il modellista in grado di controllare esattamente l'istante della partenza
e di prevederne la traiettoria.
le estremità del filo al nichel-cromo sono prese dentro le graffe ,
assicurando in questo modo il contatto elettrico; in fase di montaggio
occorre fare solo attenzione a non provocare un corto circuito facendo
toccare le graffe tra di loro o con le parti metalliche dell'apparecchio
di lancio.
La batteria che alimenta il circuito deve essere sufficientemente patente,
ma non in maniera eccessiva; occorre ricordare che deve essere in grado
di far infuocare il filo d'accensione, ma non tanto da fonderlo. Come
ordine di grandezza può andare bene una batteria da 6 V, in grado di sviluppare
una potenza di 5 watt e di erogare, prima di scaricarsi, circa 2 ampere;
non è difficile trovare in commercio un tipo che presenti i requisiti
richiesti, ma, in mancanza di meglio, è anche possibile collegare insieme
due o tre pile di minor voltaggio.
Il circuito ideale è presentato nella fig. 33 b: merita d'essere notato
che l'interruttore è messo in serie, cosicché è necessario aprirlo affinché
sia possibile il passaggio della corrente.
Una volta che tutto è a posto e chi assiste al lancio si è allontanato
convenientemente, si effettua un conto alla rovescia "; al "
tempo zero " si preme l'interruttore, la corrente passa e riscalda
il filamento d'accensione: quasi immediatamente il combustibile si accende
e il modello schizza via con una partenza pronta e veloce.
I1 filo è fatto apposta di nichel-cromo per presentare resistenza elettrica
e sopportare, senza fondere, temperature notevoli: il centro deve avere
un diametro variabile da 0,1 a 0,3 mm, in maniera da presentare una resistenza
opportuna. Tenendo presente che la resistenza diminuisce se aumenta il
diametro, ci si riesce a rendere conto del fatto che occorre impiegare
filo sottile perché nel filamento d'accensione deve essere concentrata
praticamente tutta la resistenza del circuito; la maggior parte dei circuiti
d'accensione, se correttamente eseguiti e saldati, non hanno una resistenza
superiore a 0,5 ohm s anche la resistenza interna di una batteria si mantiene
su questo ordine di grandezza. Un conduttore percorso da corrente si riscalda,
e il fenomeno è tanto più marcato quanto più è a resistente "; si
capisce perciò che il filamento d'accensione possa infuocarsi mentre il
resto del circuito subisce un innalzamento di temperatura così piccolo
che solo con delicati strumenti si riesce a misurare.

Fig. 32. Filamento d'accensione di nichel-cromo
(a) e relativa sistemazione (b).
Il riscaldamento del filo avviene a spese
dell'energia fornita dalla batteria e la potenza dissipata è regolata
dalla seguente equazione: P=I2*R dove P = potenza in
watt, I = corrente in ampere, e R = resistenza in ohm: vale la pena di
osservare che, se la corrente raddoppia, la potenza diventa quattro volte
tanto a causa della presenza nella formula del termine I2.
La. corrente che percorre un conduttore è regolata dalla legge di Ohm,
che afferma: I = E/R dove E = differenza di potenziale. Se la differenza
di potenziale è troppo piccola, ne viene di conseguenza che la corrente
è tanto scarsa che: la potenza dissipata non è in grado di riscaldare
il filo alla temperatura voluta. Da questo punto di vista accorre quindi
una batteria da 6 volt almeno, ma non bisogna eccedere e superare i 12
volt, perché allora la corrente diventa eccessiva, la potenza esuberante,
e il filo brucia spezzandosi facilmente in due, senza diventare caldo
abbastanza per accendere il motore.

Fig. 33. Semplice circuito d'accensione
(a) e schema relativo (b).
Una tentazione che viene spesso è servirsi della corrente che abbiamo
in casa, prelevandola can una spina da una presa: è una cosa assolutamente
da evitare, perché per la corrente che abbiamo in casa - circa 220 volt
- un filamento come il nostro non può che provocare un corto circuito:
tenendo conto della relativamente bassa resistenza di tutto il circuito,
si può calcolare - con le formule sopra specificate - che la corrente
vale almeno 200 A, il che corrisponde a circa 40 Kw. Si tratta chiaramente
di quantità eccessive, che per un sistema cosi delicato sono insopportabili:
l'autore preferisce usare batterie portatili che vanno da 6-8 V a 12 V
come massimo.
Se il sistema di accensione non funziona e il motore non si accende, occorre
armarsi di pazienza e andare a cercare dove è il difetto. Si toglie dapprima
il tampone di carta e si controlla se il filamento arriva a toccare il
combustibile, poi, si verifica se le graffe sono ben pulite, perché può
darsi che per l'uso prolungato, siano un po' corrose, e se il contatto
con il filamento è buono senza corti circuiti causati dalle graffe in
contatto fra di loro o con le parti metalliche del dispositivo di lancio.
In ultimo si controllano le linee, perché da qualche parte ci può essere
una interruzione nel circuito elettrico.
Una fonte comune di guai è usare un filo troppo piccolo, che non è in
grado di sopportare il passaggio della corrente perché presenta una resistenza
elevata a causa della sua ridottissima sezione.
Se tutto sembra in ordine, ma il sistema di accensione continua a non
funzionare, allora è la batteria che è scarica, troppo debole o troppo
piccola.
Si può provare se tutto funziona bene estraendo il filamento d'accensione
fuori del motore e vedendo se, all'apertura dell'interruttore, diventa
rosso. Oppure si può usare una piccola lampadina; ma in questo caso non
si ha indicazione alcuna se la batteria è debole, perché la lampadina
non ha la stessa resistenza del filamento.
Chi vuole avere un sistema d'accensione veramente elegante può costruirsi
qualcosa che rassomigli allo strumento della figura, dotandolo di un interruttore
e di una chiave di sicurezza, di speciali graffe, e predisponendolo a
funzionare con batterie sia interne, sia esterne. La maggior parte dei
pezzi necessari sono acquistabili nei normali negozi di elettrodomestici
o presso ditte specializzate che vendano per corrispondenza.

Fig. 34. L'autore di questo libro sta
sistemando il filamento di accensione nel modello che ha vinto il I campionato
internazionale di modellistica svoltosi a Dubnica (Cecoslovacchia) il
28 Maggio 1966.
Coloro che vogliano costruire un pannello d'accensione
in grado di far partire un'intera serie di modelli, possono osservare
la figura sottostante ed il circuito disegnato nella figura successiva.
Si possono infatti creare sistemi di accensione che sono in grado di controllare
contemporaneamente anche dodici torri di lancio. Il sistema è comandato
e controllato su un pannello metallico in cui sono visibili i selettori,
la chiave di sicurezza, le luci di spia e il bottone di lancio.
Il sistema resta praticamente lo stesso, ma si ha in più una serie di
interruttori selettori che permettano di predisporre il lancio che si
vuole effettuare: sulla linea di ogni lancio ne è inserito uno; ma ormai
alcuni modelli più recenti usano una manopola girevole a più contatti,
:che permette la selezione di un lancio alla volta. Non ha senso ed è
molto poco pratico far partire contemporaneamente più di un modello, ma
qualche volta se ne lanciano due insieme, il che obbliga a fare qualche
piccola modifica al pannello.
Il pannello di accensione che serve in gara e generalmente sistemato in
una robusta consolle d'acciaio ed è strumentato per la misurazione di
voltaggio e correnti, nonché fornito spesso di parecchie luci di segnalazione;
quasi sempre è dotato anche di una chiave di sicurezza, custodita dall'
" ufficiale di sicurezza , e di una spina disinseribile che lo isola
completamente, rendendolo inefficiente: questa spina è custodita dall'ufficiale
di lancio, e viene consegnata a chiunque debba avvicinarsi al luogo del
lancio quando il conto alla rovescia è già cominciato.

Fig. 35. Un sistema portatile di accensione
di questo tipo - con batteria incorporata - rappresenta quanto di meglio
ci sia nel settore.
Dal pannello la corrente arriva alle varie rampa per mezzo di un cavo a più poli o di più fili elettrici normali,
legati insieme con nastro isolante a intervalli regolari: una volta in
vicinanza dei modelli, si aprono poi a ventaglio e ognuno va a collegarsi
al missile prestabilito.

Fig. 36. Schema elettrico del sistema
di accensione di fig. 35.

Fig. 37. Pannello di accensione per gara,
in grado di controllare 12 torri di lancio. La spina disinseribile è sistemata
nella parte superiore, mentre sul frontale sono visibili i selettori,
la chiave di sicurezza, le luci di spia e il bottone di lancio.
Accensione di modelli dotati di due o
più motori
Poiché i veicoli spaziali richiedono a volte una spinta
più grande di quella che il singolo motore è in grado di dare, gli ingegneri
hanno preso a progettarli con più di un motore, come il famoso Saturno,
costruito dalla NASA. Anche nel modellismo si sente questa necessità e
quindi, per aumentare la spinta e l'impulso totale, si usano più motori
messi insieme.
Il primo tentativo in questo senso è stato effettuato nel 1958 da un certo
Del Hitch, che con questo è entrato a far parte ormai, per così dire,
della storia di questo hobby'; da allora la tecnica si è molto sviluppata
fin a giungere alla risoluzione di tutti i problemi che si sono presentati,
perché, ad esempio, è abbastanza difficile accendere più di un motore
in modo che partano tutti esattamente allo stesso istante.
Disposizioni di questo tipo vengono impiegate normalmente per modelli a
un solo stadio, ma a volte si usano anche su modelli a più stadi: in questo
caso si entra però in un tipo di costruzione abbastanza avanzato e difficile,
che non è fatto per i principianti. Attualmente esistono già numerosi
modelli così costruiti che rappresentano un vero miracolo di miniaturizzazione
e perfezione, e con cui i modellisti si divertono a far alzare pesi che
richiedono spinte e impulsi notevoli.
Per quanto a volte siano stati messi insieme due motori, la tendenza generale
è di impiegarne almeno tre, sistemati nella parte posteriore del corpo,
nel modo che la figura mostra chiaramente. Ogni motore è collocato in
un tubo apposito, e lo spazio vuoto fra i vari tubi e il missile stesso
è riempito con stucco in moda tale che i gas sprigionati dalla carica
d'espulsione non passano trovare uno sfogo verso l'esterno, rendendo inefficiente
il dispositivo di recupero.
L'accensione contemporanea di tutti i motori è un'impresa abbastanza complessa,
che richiede molta pazienza e un circuito veramente buono, capace di far
arrivare almeno 6 A a ogni motore: negli Stati Uniti d'America si trovano
in commercio gli apparecchi di accensione già montati, che risultano veramente
utili e preziosi.

Fig. 38. Schema tipico di un pannello
di accensione per più lanci.
Poiché ci sono da accendere tre motori, occorrono tre
filamenti d'accensione distinti; se il sistema a disposizione si serve
di una batteria d'automobile (le normali batterie sono in genere insufficienti
a far arrivare nello stesso istante la corrente necessaria ai tre rami)
si può usare una soluzione come quella della figura: si consiglia l'uso
di fili di diverso colore, come risulta chiaramente dalla figura, in maniera
da semplificare i vari preparativi del lancio, perché così è facilmente
individuabile la natura dei fili che fuoriescano dal modello. L'unica
cosa cui bisogna prestare la massima attenzione consiste nel non provocare
qualche corto circuito, curando che le graffe non si tocchino fra loro
o non siano vicine a parti metalliche del dispositivo di lancio.

È opinione dell'autore che sia più semplice e più pratico
servirsi di un sistema di accensione a relais, schematizzato nella figura
sotto, il quale presenta numerosi vantaggi, molto ovvi se appena gli si
dà un'occhiata.

Fig. 39. Un insieme di tre motori con
i filamenti di accensione già installati (a); schema di collegamento alla
batteria (b).
La corrente arriva al modello sempre mediante una giunzione
mobile realizzata con graffe, che però non sono in contatto direttamente
con il circuito che fa capo al pulsante di comando, ma con un interruttore
a relais: all'atto di premere il bottone, la corrente del circuito così
chiuso mette in funzione il relais, che a sua volta chiude il circuito
secondario, rendendo quindi possibile l'arrivo di corrente ai motori.
Dato che la potente batteria è situata proprio vicino al modello, la lunghezza
dei fili di accensione e il voltaggio ad essa necessario vengono ridotti.
Il relais dovrebbe avere una bobina a corrente continua dimensionata per
6 volt, se il sistema di accensione è alimentato con questo voltaggio:
naturalmente se la batteria è di 12 volt, occorre una bobina adatta, ma
in mancanza di meglio se ne può usare tranquillamente anche una da 6 volt.
L'unico consiglio è di non servirsi mai di un relais a corrente alternata,
che non potrebbe funzionare bene can la corrente alimentata dalla batteria,
che è invece continua.
Normalmente il relais è chiuso in una piccala scatola di alluminio, in
modo da proteggere i contatti dallo sporco,. e presenta esternamente solo
i terminali, dove collegare il resto del circuito: Il suo costo non è
eccessivo, e può essere affrontato serenamente da chi abbia intenzione
di lanciare parecchi modelli con più di un motore.
Occorre richiamare l'attenzione sul fatto che la costruzione di questi
modelli richiede notevoli dosi di pazienza e cura, sia nella fase di costruzione,
sia in quella di volo, perché è assolutamente necessario che i motori
si accendano tutti contemporanea mente: anche se uno salo resta inattivo,
la spinta non è ben bilanciata e il modello presenta una certa tendenza
a curvare in volo. È anche abbastanza chiaro che con un motore fuori uso
difficilmente si potranno raggiungere notevoli altezze, cosicché il dispositivo
di recupero qualche volta non fa .in tempo a entrare in funzione prima
che il modello si schianti al suolo. Causa la possibilità di non accensione
di un motore, i motori non vanno posti fuori all'altezza dell'attaccatura
delle pinne: in questo caso, se un motore non si accende la spinta non
bilanciata è cosi forte che, in volo, il modello ruoterà sul suo asse
verticale.
Chi costruisce modelli a più motori deve sempre avere presenti le norme
emanate dall' "Agenzia Federale di Aviazione" , che fissa a
500 g il peso massimo di un velivolo e a 100 g la quantità di combustibile
che si può impiegare; è abbastanza facile superare questi limiti, ma diventa
necessario avere una particolare autorizzazione dagli organi competenti
- il Centra Controllo del Traffico Aereo - se non si vuole incorrere in
particolari pesantissime sanzioni. Questa possibilità è particolarmente
sentita quando si usano motori delle serie maggiori, per esempio dalla
serie D in su.
Quanti motori possano essere raggruppati in un modello solo? L'autore è
arrivato una volta a costruire un modello spinto da sette motori tipo
B8-4, chiamato Honest Ivan, pesante circa, 450 g, fornito di un paracadute
di plastica di 90 cm di diametro e lanciato da una rampa di lancio lunga
1,5 m. Nelle quattro volte che ha volato non è che si sia poi comportato
molto bene, perché solo due volte l'accensione è stata perfetta. L'autore
ha anche stabilito, per esperienza personale, che il numero massimo di
motori è tre, perché al di sopra cominciano a farsi sentire gli effetti
del peso e della difficoltà di una buona accensione.
Dispositivi per il lancio
Una buona accensione elettrica non basta a far alzare
da terra un modello con successo: occorre anche una specie di piccola
torre di lancio, intesa come un dispositivo che permette al modello di
essere lanciata da terra in moda tale da assicurare un volo perfetto.
Se si mette semplicemente il modello a terra, con la punta rivolta verso
l'alto, appoggiandolo per esempio sulle pinne stabilizzatrici, è molto
probabile che all'accensione non si ottenga un volo rettilineo; mettendolo
giù orizzontale, il modello parte ancora in modo irregolare, perché le
pinne stabilizzatrici non sono in grado di esercitare la loro funzione.
Poiché occorre un ventesimo di secondo, o poco più, per raggiungere la
velocità di 40-50 km all'ora, necessaria perché le pinne possano veramente
funzionare da stabilizzatrici, è indispensabile che per tutto questo intervallo
di tempo il modella venga opportunamente guidato. Se non si usa un accorgimento
di questo tipo, il risultato che si ottiene è in genere catastrofico,
perché il volo non potrà durare che qualche breve secondo e terminare
inevitabilmente con un disastro. Per ragioni di sicurezza si deve sempre
usare un dispositivo di lancio.

Fig. 40. Schema del sistema di accensione
a relais adatto a modelli con più motori.
Il tipo più semplice di " torre di lancio "
è un'asta formata da un filo rigido di acciaia, del diametro di circa
3 mm e lunga almeno un metro, mantenuta in posizione verticale da una
opportuna base, larga e pesante. Una soluzione tipica è indicata nella
figura, in cui si può notare la semplicità del pezzo, di costruzione talmente
facile da non presentare problema alcuno.

Fig. 41. G. Harry Stine, autore di questo
libro, mostra l'"Honest Ivan", modello spaziale ad un solo stadio,
spinto da ben sette motori.

Fig. 42. Modello già sistemato su una
semplice asta di lancio completa di deflettore per i gas di scarico; è
visibile l'anello di lancio attorno all'asta.
Per eseguire la costruzione di questo semplice dispositivo,
che va bene per modelli fino a 100 g, occorre comprare in un negozio 1
m circa di filo rigido d'acciaio, con diametro di circa 3 mm, e procurarsi
una tavoletta di legno, dello spessore di 2-3 cm, e dall'area delimitata
a quadrato di almeno 30 cm di lato, nel cui centro va ricavato un foro
ben verticale, dove fissare in maniera rigida il filo di cui si parlava.
Qualche volta si completa la costruzione con un deflettore dei gas di
scarico, allo scopo di salvaguardare la base dal pericolo di bruciare;
la sua funzione è di deviare ad angolo retto i gas caldi lontano dal modello
e dal dispositivo di lancio, così come effettivamente succede anche a
Cape Kennedy; è facilissimo da costruire perché basta ritagliarlo con
forbici da un sottile foglio di latta. Quando si fanno partire i missili
veri si provvede anche a raffreddare il deflettore con tonnellate di acqua,
ma nel modellismo questo accorgimento è inutile perché i gas di scarico
sono relativamente scarsi e comunque non sufficienti a provocare grandi
surriscaldamenti; in queste condizioni, anche per il fatto che il fenomeno
qui dura pochi secondi, un deflettore è in grado di durare qualche anno.
I materiali migliori sono latta. o acciaio, mentre è
da scartare l'alluminio, perché troppo tenero e troppo sensibile al calore;
l'autore ne sconsiglia l'uso, perché la sua esperienza personale conferma.
che non può superare indenne il limite di 100 lanci.
Un modello deve avere qualcosa che gli permetta di scorrere
sulla rampa di lancio, e il metodo migliore per realizzare ciò è incollare
sul corpo una specie di anello lungo circa 5 cm. In questa maniera sono
permessi scorrimenti in su e giù, ma non spostamenti trasversali, cosicché
l'asta di lancio è in grado di guidare effettivamente il modello per tutta
la fase iniziale di rapida accelerazione, che si conclude con il distacco
a una velocità di circa 50 km/h, sufficiente per un volo autonomo e perfetto.

Fig. 43. Esempio di deflettore dei gas
di scarico realizzato con un normale tubo da stufa a gomito e adattato
per il lancio di alcuni grandi modelli.
Il lancio dei modelli avviene sempre secondo la verticale,
ma occasionalmente si può scegliere una direzione leggermente inclinata,
per compensare una eventuale spinta del vento; per questione di sicurezza
è bene non oltrepassare mai i 30° dalla verticale.
Una volta lasciata la rampa di lancio, un modello può andare soggetto
a lievi, caratteristici sbandamenti le cui cause sono molteplici e spesso
difficili da individuare; può darsi che la velocità sia insufficiente,
che le pinne stabilizzatrici siano leggermente fuori asse o che l'allineamento
del motore non sia perfetto. Esistono però anche altri motivi, come la
posizione dell'anello di lancio rispetto al baricentro, perché se la partenza
non viene effettuata in verticale e se l'anello si trova "dietro"
il baricentro del corpo, il modello tende a mettere la punta in giù; un
motivo caratteristico è poi aver usato un anello troppo grande rispetto
all'asta.
Spesso un principiante si ostina a far volare un suo modello orizzontalmente:
a costui è meglio far presente che una impresa di questo genere è impossibile,
perché con partenza orizzontale le pinne non sono in grado di funzionare,
e quindi non ci si può aspettare altro che un brusco, rapido ritorno a
terra, su cui il modello continuerà a muoversi sotto la spinta del motore.

Fig. 44. Due modellisti mentre preparano
una torre di lancio per la partenza di un modello, che si intravede nereggiante
al centro della incastellatura.
Nel 1958 l'autore ha effettuato una prova usando un modellino
di circa 40 g e facendolo partire orizzontalmente: il motore utilizzato
era un A8-3. Ebbene, l'effetto ottenuto è stato che il modello ha toccato
terra dopo un solo metro di volo libero, dopodiché ha continuato a muoversi
sul suolo; è stata veramente una fortuna che, prevedendo quanto sarebbe
successo, l'autore abbia usato un vecchio modello, perché tutte le pinne
si sono rotte, l'ogiva ha subito danni sensibili e il corpo ha corso seri
rischi di diventare inutilizzabile.
Quando l'inclinazione di partenza è sui 45°, un modello
che con un volo verticale può raggiungere 300 m di altezza atterrerà 500
m distante, alzandosi. fino a una quota massima di 150 m al culmine della
sua traiettoria. Quando nel 1958 l'autore ha fatto una prova di questo
genere per verificare la teoria sul volo dei modelli spaziali, il dispositivo di
recupero entrò in funzione appena un istante prima che il modello toccasse
terra: è stata una cosa non facile da realizzare e che viene sconsigliata
perché occorre un terreno abbastanza ampio - che non sempre è possibile
avere - e perché si corre il rischio di fracassare il modello. Chi avesse
voglia di effettuare voli sperimentali, per sentirsi "uomo di scienza",
può rivolgere la sua attenzione a prove di altro tipo: se ne possono pensare
migliaia, tutte effettuabili con partenza verticale che è la più pratica
e sicura.
Per modelli molto piccoli e leggeri può bastare un'asta
lunga 50 cm, che però non deve mai essere utilizzata per la partenza di
modelli che pesino più di 30 g. Occorre ricordarsi che non succede niente
di spiacevole se si adotta un'asta troppo lunga, mentre non è vero il
contrario: forti di questa considerazione, è meglio per ciò eccedere.
Se il peso del modello supera i 100 g, è necessario usare
una rampa di lancio lunga almeno 150 cm, che è bene ricavare da un tondino
di acciaio di 5-6 mm perché quello da 3 mm è ormai chiaramente insufficiente.
Con un'asta così lunga si può essere sicuri che sarà buona qualunque partenza,
anche dei modelli più pesanti che si possa pensare di costruire, mentre
i più leggeri saranno semplicemente guidati meglio nella fase di avvio.
Con rampe lunghe si dovrebbe sempre usare un deflettore
e la base dovrebbe essere tanto pesante da garantire che il dispositivo
di lancio non cada con il modello già installato. Qualche volta si segue
l'esempio dell'autore che, come si vede in fig. 43, ha usato una specie
di tubazione (diametro circa 10 cm) per allontanare meglio i gas di scarico;
il motivo risiede nel fatto che se si ha a che fare con un motore potente,
o con più di un motore, allora un semplice deflettore diventa insufficiente,
mentre una soluzione di questo tipo è veramente efficace: i gas di scarico
imboccano la curva e risucchiano l'aria circostante, cosicché non c'è
possibilità che la raggirino e vadano a colpire parti essenziali del modello.

Fig. 45. Un modello sistemato su una semplice
torre di lancio realizzata in legno.
Un altro tipo di dispositivo molta usato è un'effettiva
torre di lancio in miniatura, formata da un traliccio di acciaio in cui
il modello scorre su guide; una torre è visibile in fig. 44. Adottare
una soluzione di questo tipo vuol dire andare incontro a vantaggi e svantaggi.
Da un lato una torre assolve molto bene alla sua funzione, perché non
oscilla ed è in grado di far partire anche modelli pesanti; non richiede
inoltre che il modello abbia una specie di anello incollato sul corpo
che ne danneggia senz'altro l'aerodinamicità. D'altro canto una torre
è complessa da costruire e spesso perde l'allineamento con la verticale;
per lanciare poi modelli di dimensioni diverse occorre spostare, o rifilare,
le guide; ed esiste infine una limitazione ben precisa al numero e alla
forma da dare alle pinne.
Le torri sono normalmente alte 80-100 cm, ma l'autore
una volta ne ha realizzata una di quasi 2 m - adatta alla partenza di
modelli di qualunque peso - ottenuta unendo insieme due più piccole a
una delle quali aveva tolto la base.

Fig. 46. Sezioni trasversali di due caratteristiche
rampe di lancio a rotaie.
Chi ha la possibilità di comprarsi i pezzi e la capacità
di lavorare con l'acciaio può benissimo pensare di costruirsi una torre
metallica: altrimenti deve entrare nell'ordine di idee di farsela di legno,
come è quella di fig. 45, realizzata con tre guide fissate rigidamente
su una base, anch'essa di legno. È anche possibile fare in modo che vada
bene per modelli con corpo di qualsiasi diametro montando le guide su viti,
in modo che siano mobili.
Un terzo modo per effettuare un lancio consiste nel servirsi
di una specie di rotaia, ma questo metodo non ha mai avuto grande diffusione.
In questo modo si realizza qualcosa che è a metà fra una torre e un'asta,
perché si tratta in sostanza di un tondino metallico rinforzato con una
struttura più rigida. La fig. 46 mostra due versioni possibili: la più
usata è la prima, perché permette di far partire il modello anche da una
semplice asta; la seconda lo è un po' meno, perché chiaramente di più
difficile realizzazione.
Una semplice rotaia come quella impiegata quando si fanno
esperimenti su slitte spinte da motori a endoreazione è insufficiente e non va mai usata
per questo hobby, perché un modello ha bisogno di essere guidato in modo
sicuro, senza che ci sia la minima possibilità che si distacchi dalla
guida prima di aver raggiunto una velocità sufficiente.
In una gara di modelli è normale che in un solo pomeriggio
avvengano 50-100 lanci; per facilitare le cose e rendere più semplice
il trasporto e il montaggio di rampe e torri, si usa allora metterle insieme
a mo' di rastrelliera. Spesso si monta il tutta su cavalletti, che rendono
meno faticose le operazioni di collegamento motore-filamento di accensione,
come ha facilmente constatato chi, non avendo avuto questa idea, era costretto
a chinarsi a terra.
È una buona idea ancorare saldamente il tutto a terra,
rinforzandolo con tavole o pali, o addirittura costruire la rastrelliera
su qualcosa di fisso; di quando in quando un po' di vento può sempre soffiare
sull'area di lancio e se non si è provveduto a un ottimo fissaggio, tutto
rischia seriamente di cadere giù, danneggiando i modelli pronti a partire
soprattutto nelle parti più deboli, come le pinne e l'anello di lancio.
Anche le torri possono cadere e per quanto questo incidente non giunga
in genere a danneggiare il modello, pur tuttavia è grave perché la torre
perde l'allineamento e non è facile né rapido ripararvi. Durante una gara
nell'America dell'Ovest l'autore ha assistito a una devastazione quasi
completa del campo di gara per opera di un forte vento alzatosi all'improvviso,
proprio perché non erano state precauzioni come quelle di cui si parlava.
A questo punto il modello, correttamente acceso e lanciato,
sta volando in aria. Cosa gli succede? Quale altezza può raggiungere?
Sono queste le domande più affascinanti che possiamo porci e alle quali
cercheremo di dare una risposta esauriente nei prossimi capitoli.
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