INDICE

Cosa significa costruire un modello spaziale

Cominciamo dall'inizio

Motori per modelli spaziali

Accensione e lancio

Modelli in volo

Stabilità e forma

Modelli a più stadi

Dispositivi di recupero

Razzi a rientro veleggiato

Costruzione e volo di grandi modelli

Determinazione dell'altezza

Poligoni di lancio

Club e gare

Missili con propulsione a razzo
di G.Harry Stine
ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questo libro risalgono agli anni 60. Alcune di esse potrebbero non essere piú valide oggi

CAPITOLO II
Cominciamo dall'inizio

Contrariamente a quanto si pensa di solito, non è difficile costruire un modello spaziale: l'abilità richiesta non è eccessiva e il materiale necessario è tanto comune da poter essere trovato in casa o acquistato nei normali negozi; solo alcuni pezzi particolari - fra cui il motore - possono essere difficili da rintracciare, ma per averli è sufficiente rivolgersi a qualche ditta che vende per corrispondenza o, se esiste, a qualche negozio specializzato.

L'unica cosa veramente necessaria è un po' di buon senso , perché un modellista in erba deve essere in grado di leggere, capire e seguire le istruzioni.

A proposito, abbandonate ogni convinzione, dimenticate ogni nozione che potreste avere sui modelli spaziali. Prendete quel progetto di missile telecomandato a tre stadi e riponetelo nel vostro quaderno d'appunti: non siete ancora in grado di realizzarlo. Avete ancora da imparare un sacco di cose e sarà per voi un divertimento; e quando darete un'occhiata a quel vostro primo, primitivo progetto, vi troverete molti cambiamenti da apportare. Tutto questo vale anche per una persona di consumata esperienza, come potrebbe essere chi costruisce missili veri, o un amatore che vuole passare ad una forma di attività più sicura, o un esperto costruttore di modelli di altro tipo. Ci sono alcune particolarità che differenziano questo genere di modellismo da tutti gli altri e tutte sono nate da motivi ben precisi: è perciò bene conoscerli, e il modo migliore è fare le cose per gradi.

Laboratorio e utensili

Dapprima occorre pensare ad un luogo dove poter lavorare, e procurarsi un minimo di attrezzatura. Per incominciare può andar bene un semplice tavolo coperto con carta di giornale, ma se si possiede già un laboratorio, allora è opportuno fare un po' di pulizia sul bancone.

È utile procurarsi un quaderno per appunti su cui buttar giù le proprie idee, fare schizzi e annotare tutto ciò che vale la pena di essere ricordato: con l'andar del tempo si accumuleranno cosi tante notizie utili, e si saprà come fare se ci si è dimenticati la soluzione trovata tanti anni fa per un problema che si presenta di nuovo. Gli scienziati e gli ingegneri si comportano sempre cosi per non far fatica a ricordare idee e dati; è abbastanza semplice seguire il loro esempio e i vantaggi che ne derivano sono tali e tanti da compensare il poco lavoro che ciò richiede. L'autore ha già riempito quattro quaderni di appunti e li giudica il miglior aiuto che possa mai avere.

Tutti gli utensili necessari si possono acquistare facilmente, e a basso prezzo, ma è molto probabile che, alcuni almeno, si trovino già in casa; il vero modellista ne fa un uso appropriato, li tratta con cura e sa maneggiarli senza farsi male. Con un po' di attenzione e di pratica, chiunque è in grado di riuscirci benissimo; gli utensili - non dimentichiamolo! - rappresentano buona parte della supremazia che l'uomo ha sulle belve della giungla ed è perciò proprio il caso di usarli con ordine e intelligenza.

Un coltello affilato come un rasoio è indispensabile. Volendo, si può fare uso anche di una lametta, ma è sconsigliabile usare quelle da barba perché tagliano da tutte e due le parti e c'è il pericolo di ferirsi seriamente; in commercio se ne trova un tipo speciale, affilato da una parte sola, di cui sarà sempre bene servirsi. Potendo, è meglio comprare un vero coltello da modellista che viene venduto con una serie completa di lame diverse e intercambiabili.

Il problema di tagliare e sagomare carta e legno di balsa è così risolto; basta fare solo attenzione a rifornirsi adeguatamente di lame, in modo da averne sempre una tagliente a disposizione.

Occorre essere forniti di carta vetrata di grana diversa per lisciare, sagomare e rifinire parti fatte con carta o legno: anche questa spesa non è eccessiva e può essere fatta facilmente in qualsiasi negozio. Un foglio di carta vetrata dura moltissimo, soprattutto il tipo più recente, con il dorso in materiale plastico che è estremamente flessibile e quasi indistruttibile.

Per usare meglio la carta vetrata e potersene servire anche per levigare superfici piane, come le ali, è consigliabile prepararsi un blocco di legno su cui incollarla o inchiodarla.

È utile anche un piccolo seghetto, con denti molto fitti, che è l'ideale per tagliare tubi di carta o piccoli pezzi metallici. Anche questo è reperibile in commercio, a volte anche con molte lame intercambiabili da montare su un manico di forma opportuna.

Con un rotolo di nastro adesivo trasparente largo 1-2 cm si riesce a risolvere tanti piccoli problemi che sorgono durante la costruzione o il volo: diventano possibili rapide riparazioni al modello, è facile collegare i fili al paracadute di plastica o rimediare a piccoli frequenti errori, quali per esempio aver tagliato un pezzo troppo piccolo. Anche un rotolo di carta adesiva riesce molto utile ed è perciò il caso di procurarsene uno.

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Fig. 8. Un modello spaziale può essere costruito in laboratorio con materiali e utensili molto semplici, così come accade negli altri rami del modellismo.

Negli Stati Uniti d'America è abbastanza comune che un modellista abbia un trapano con un mandrino regolabile di circa mezzo cm, che può anche essere trasformato senza alcuna difficoltà in un piccolo tornio per ricavare dalla balsa parti rotonde come le ogive. In vista di tale utilizzazione, molti gli costruiscono un sostegno opportuno sul quale poterlo fissare in maniera rigida.

Chi poi vuole un'attrezzatura proprio completa può comprarsi un vero piccolo tornio; ricavare allora le punte, corpi completi di modelli, supporti per motori e accoppiamenti per collegare uno stadio all'altro diventa quasi un gioco da bambini. È però necessario essere forniti di una serie abbastanza completa di utensili da tornio. L'autore possiede un piccolo Unimat che può essere usato per trapanare, fresare o molare; si tratta di un tipo abbastanza caro, ma insostituibile per la precisione con cui lavora.

Altri utensili utili sono: un martello, un paio di tenaglie, una serie completa di cacciaviti di varie dimensioni, un paio di pinze, forbici, un tronchesino, tanti spilli, una vecchia penna a sfera, una morsa, un paio di pinzette, un saldatore di rame e una riga.

Infine é bene procurarsi una buona scorta di pennelli di tutte le dimensioni; i più grandi vanno bene per dipingere superfici estese, i piccoli per ritoccare o per disegnare sigle o stemmi. Non vale la pena di risparmiare per comprare il tipo economico, perché in genere perde i peli e non si può sperare in un lavoro ben fatto; con una spesa leggermente superiore si trovano in commercio pennelli che vanno veramente bene e che, se puliti con solvente dopo ogni uso, sono in grado di durare anni. Qualunque negozio è in grado di fornirli.

Una volta muniti di questi utensili, è praticamente possibile costruire qualunque modello si desideri realizzare.

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Fig. 9. Gli utensili basilari per costruire un modello spaziale sono: carta vetrata (con relativo supporto), un coltellino da modellista (tagliabalsa), carta e nastro trasparente adesivi, un righello, un seghetto a denti molto fitti e un trapano.

 

Parti e materiali

Ci si accorge ben presto che buona parte del necessario per costruire un modello spaziale è spesso reperibile in casa o acquistabile nei vicini negozi; è bene però ricordarsi che vale la pena di comperare alcune parti speciali, prefabbricate, o a volte scatole intere di montaggio.

Le varie parti di un modello vengono costruite e rifinite separatamente per illustrarle e mostrare il ruolo che hanno nel modello completo.

Ogiva

L'ogiva è la parte anteriore di un missile. La sua forma può essere perfettamente conica, come spesso accade nei missili veri, ma nel modellismo si preferiscono a volte sagome diverse, come la parabola, la semisfera, l'ogiva propriamente detta, o una combinazione di queste. Alcune soluzioni sono mostrate in fig. 10.

Fig. 10. Profili delle ogive più comuni

Fig. 10. Profili delle ogive più comuni.

Se il modello è dotato di un dispositivo di recupero è necessario che 1'ogiva sia costruita in modo da poter uscire dal corpo centrale: a questo scopo la sua parte terminale è lavorata a scalino per essere infilata dentro il corpo cilíndrico del missile e starvi ferma. Il diametro della parte piú larga deve coincidere con quello del corpo del missile per questioni aerodinamiche, quello della parte piú stretta deve essere tale da adattarsi al foro in cuí deve entrare. Un ogiva diquesto tipo è raffigurata in fig. 12.
I materiali piú opportuni sono i soliti: legno di balsa, plastica, paraffina.
Non si devono mai usare materiali metallici, nemmeno se il modello va appesantito sul davanti: in tal caso è meglio fissare sulla base dell'ogíva un pezzetto di piombo, o ricavarci una cavità da riempire con materiale pesante, come leghe o mastice da vetraio. Allo stesso modo non si deve infilare davanti un chiodo o uno spillo ad imitazione delle antenne che spesso i missili veri hanno, perché costituiscono un grave pericolo e danneggiano la aerodinamicità del modello: per quanto possa sembrare strano, un'ogiva arrotondata si comporta meglio di una appuntita, e in seguito vedremo il perché.

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Fig. 11. Un piccolo tornio da legno è molto comodo per lavorare parti rotonde, come le ogive.

Le ogive sono in vendita in tutti i negozí specializzati, ma è abbastanza facile farsele da soli. Per un modello di piccole dimensioni si può partire da un parallelepipedo di balsa con un lato di 3 cm, per uno piú grande, anche di 7-8 cm; la lavorazione può essere eseguita con un coltellino, e quindi con carta vetrata, ma I'ideale sarebbe servirsi di un píccolo tornio.
In questo secondo caso occorre trovare il centro della base del parallelepipedo, determinando il punto di incontro delle sue diagonali (fig. 13); vi si pratica poi un leggero foro del diametro di 6-7 mm - dove infilare e incollare rigidamente un pezzo di legno piú duro che sporga in maniera che lo si possa serrare nel mandrino - e la lavorazione effettiva può cosí cominciare. Per questo genere di lavoro la carta vetrata è piú che sufficiente, cominciando con il tipo a grana piú grossa e passando via via ai tipi piú fini. Non bisogna scoraggiarsi se la prima volta si ottiene qualcosa che assomiglia di piú a un uovo che a una punta: è un fatto deI tutto normale, in quanto si tratta di una lavorazione delicata e che richiede un po' di esperienza; dopo qualche tentativo non ben riuscito il risultato migliorerà notevolmente. Quando il pezzo ha assunto la forma desiderata, lo si leviga sempre al tornio con carta vetrata finissima, infine non resta che tagliare il legno che sporge e dipingere con il colore desiderato.

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Fig. 12. Ogiva lavorata: notare lo scalino ricavato alla sua estremità.

Se in fase di montaggio ci si accorge che la parte terminale, dove si e ricavato lo scalino, non si adatta bene al corpo del razzo, si può riparare prontamente con semplici accorgimenti: o si assottiglia con una lametta o carta vetrata, nel caso che le sue dimensioni siano eccessive, o si fa uso di un po' di nastro adesivo nel caso contrario.

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Fig. 13. Come trovare il centro di un blocco di legno.

 

Corpo dei modelli spaziali

Il corpo dei modelli spaziali è in genere ricavato da tubi di carta e, solo in casi particolari, da due gusci di balsa scavati internamente e incollati insieme. Non conviene mai tentare di costruirsi da soli un tubo di carta, perché si finisce per scoprire che è veramente difficile farlo in modo che sia dritto, leggero e robusto a un tempo; è molto piú opportuno cercare se ce n'è in giro per casa, come spesso capita, o addirittura comprarlo, anche se il loro costo può forse sembrare eccessivo: occorre infatti riconoscere che non sono proprio a buon mercato, ma vale la pena affrontare la spesa perche si elimina una fonte notevole di guai. In commercio se ne trovano praticamente di tutte le dimensioni, con diametro che varia da 1 a 10 cm e una lunghezza compresa tra 5 cm e 1 m.

Se qualcuno volesse proprio togliersi la soddisfazione di affrontare anche questa fase della costruzione, allora è il caso che si costruisca un tubo piú lungo deI necessario e lo tagli in seguito per rispettare le dimensioni del progetto, perché i resti torneranno sempre comodi per costruire, parti secondarie, come gli accoppiamenti fra uno stadio e 1'altro, i supporti per il motore e cosi via.
L'operazione di taglio è abbastanza semplice se si seguonpoqueste direttive: si misura dapprima con precisione dove tagliare e ci si fa tutt'attorno un segno con una matita. In questo modo è impossibile sbagliare, si riesce facilmente ad andare diritti e se si ripulisce un po' con carta vetrata, il lavoro viene generalmente tanto bene che nessuno è piú in grado di riconoscere i segni del taglio.
In casa è facile trovare tubi che vanno bene, come per esempio quelli che si adoperano in alcune spedizioni postali: gli unici requisiti richiesti è che siano leggeri e robusti.
Alcuni modellisti hanno costruito corpi di missili piegando un foglio di legno di balsa, precedentemente bagnato, attorno a una forma cilindrica, in seguito rimossa, e incollando gli estremi insieme; hanno cosí ottenuto qualcosa di veramente leggero, che però si. deve ulteriormente rafforzare avvolgendogli intorno uno strato di tessuto laccato.

I corpi dei modelli piú raffinati, generalmente non cilindrici , devono per forza essere ricavati al tornio da un blocco di balsa; a operazione finita si taglia il corpo in due nel senso della lunghezza, si scava nel suo interno per alleggerirlo e ottenere spazio per il suo motore e tutto il resto, e alla fine lo si incolla di nuovo mentre le giunzioni vanno ripassate con carta vetrata. Spesso per aumentare la robustezza e facilitare il montaggio del motore e del dispositivo di recupero, si inserisce all'interno un tubo di carta.

 

Pinne stabilizzatrici

Come un aereo ha bisogno di ali per mantenersi in volo, cosí un modello ha bisogno delle sue pinne per andare diritto: esso non vola, nel senso comune della parola. Le pinne gli servono solo perché hanno una funzione direzionale e stabilizzatrice, senza la quale la sua traiettoria sarebbe imprevedibile e strana.

Per modelli semplici, le pinne si trovano in commercio generalmente in materiale plastico; molti preferiscono però farsele m casa, ritagliandole da fogli di balsa di spessore variabile da 1 a 3 mm, arrivando anche a 5 o 6 mm quando esistono particolari esigenze di robustezza o altri motivi.
Non esistono praticamente limiti alla forma che si può dare alle pinne: ogni modellista è in grado di crearne una secondo il proprio gusto e la propria esperienza. Esistono però alcuni tipi abbastanza comuni e ormai standardizzati (fig. 14)

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Fig. 14. Forme fondamentali delle pinne stabilizzatrici.

e altri che vengono frequentemente adottati per il loro ottimo comportamento (fig. 15);

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Fig. 15. Alcune tra le forme più raffinate di pinne stabilizzatrici.

malgrado si allontanino sensibilménte dalle sagome adottate sui missili veri. A puro titolo di esempio si preferisce montare su un modello lento il tipo "a tronco delta", e su uno veloce quello "inclinató e rastremato".

L'unica cosa veramente importante, e alla quale conviene fare molta attenzione, è che bisogna ritagliare la pinna in modo che le venature del legno si sviluppino secondo la sua lunghezza e non parallelamente al corpo (vedere i disegni). È una questione di robustezza, poiché con le venature disposte male c'è il rischio che l'aletta possa spezzarsi in due durante il volo o in fase di atterraggio. È un tipo di incidente che va prevenuto nella maniera piú assoluta, soprattutto se si pensa al compito che queste parti sono chiamate a svolgere. Per modelli di dimensioni notevoli si ricorre addirittura a un rivestimento fatto con carta o tessuto colloidale in maniera da evitare tale tipo di rottura. Un tale rivestimento, eliminando le venature del legno, costituisce un'ottima rifinitura soprattutto dal punto di vista aerodinamico.

Dare un profilo simmetrico alla pinna significa rnigliorare il rendimento del modello aumentandone 1'aerodinamicità. Nella prossima figura vengono segnalati alcuni profili generalmente impiegati. Da un indagine superficiale si potrebbe essere indotti a credere che siano simili a quelli usati per le ali di aerei, ma un esame piú accurato rivela chiaramente di no. L'ala di un aereo ha una funzione portante; ha il compito cioè di sviluppare, a causa del suo moto relativo con l'aria circostante, una forza diretta verso 1'alto che sostiene il velivolo: è noto che tutto ciò è possibile solo se il suo profilo è asimmetrico. Nel nostro caso questo effetto è invece da evitare, perché la pinna ha solo una funzione stabilizzatrice, e occorre quindi che le sue facce siano perfettamente identiche: la fig.16 mostra difatti solo profili dotati di perfetta simmetria.

Fig. 16. Profili fondamentali delle sezioni delle pine stabilizzatrici.

Il profilo di pinna piú facile da costruire è quello semplice arrotondato che però non è aerodinamico e comporta alte resistenze. Poi viene il profilo a doppia cuspide che potete ricavare sempre smerigliando il precedente profilo. Ma questo profilo « tagliente » crea piú resistenze di quello a arrotondato per ragioni che vedremo in seguito. Il miglior profilo è quello arrotondato fusiforme. Non è di facile realizazione ma dà i migliori risultati aerodinamici.

Per incollare una pinna al corpo si fa uso di colla da modellisti; e si faccia attenzione di fissare la pinna ben allineata: una posizione non precisa introduce durante il volo una rotazione del modello su se stesso che, per quanto spettacolare e qualche volta introdotta appositamente, è tuttavia generalmente da evitare.

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ATTENZIONE: le informazioni contenute in questa tabella sono relative al mercato USA dei primi anni 60. Queste informazioni sono sorpassate o difficili da interpretare. Per informazioni aggiornate sulle colle vi consigliamo di leggere la sezione apposita.


La giunzione dovrebbe essere robusta e non cedere invece tanto facilmente, come spesso accade. È possibile usare a tale scopo una tecnica speciale, per quanto semplicissima, che da questo punto di vista è veramente formidabile e che perciò è bene imparare. Si mette un po' di colla sulle due parti da unire insieme - in questo caso sulla base della pinna e sulla parte del corpo del modello dove la si vuole collocare - e si lascia asciugare; quindi se ne applica un altro po' e si mettono a contatto le due parti serrandole opportunamente nella posizione giusta; si lascia ancora a riposo e si applica come un sottile cordone di colla esternamente alla linea di giunzione. Si fa seccare di nuovo, e prima di passare la vernice, si rifinisce con carta vetrata. Un incollaggio di questo tipo è praticamente indistruttibile: può darsi che il modello si spezzi, le parti di legno si rompano e quelle di carta si straccino, ma si può essere certi che i due pezzi cosí fissati resteranno sempre rigidamente uniti insieme.

Le pinne sono generalmente tre o quattro, e collocate sempre nella parte posteriore del razzo. Discuteremo piú avanti le ragioni aerodinamiche che impongono il loro uso e suggeriscono la forma più opportuna: per ora ci basta affermare che esistono motivi precisi per metterle dietro e che in nessun caso vanno collocate nella parte anteriore.

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Fig. 17. Vista posteriore in sezione trasversale di due modelli, in cui è messa in evidenza la collocazione delle pinne stabilizzatrici.

Quando si verniciano due parti incollate insieme, si va incontro a qualche rischio. Lasciando stare il caso in cui la colla non sia perfettamente secca (tipico errore del modellista frettoloso), può darsi che la vernice abbia veramente il potere di sciogliere la colla. Vuol dire che si sono usate marche e tipi che sono "incompatibili" fra loro: l'unico rimedio è non ostinarsi a volerli usare per forza.

 

Sistema di recupero

Dopo aver speso parecchie ore o anche qualche settimana nella costruzione di un modello di buona fattura, il minimo che si deve pretendere è che esca indenne dal suo primo volo. Inoltre, un modello di qualche etto che cada liberamente dal cielo da un'altezza di 150-300 m non è certo una cosa molto sicura. Da queste due considerazioni è nata la tendenza, oggi affermatasi come una sana abitudine, di introdurre un dispositivo di recupero che riporti il modello intatto a terra.

A questo scopo si usano dispositivi diversi, tutti di facile applicazione, che entrano automaticamente in funzione dopo un certo tempo che l'ultimo motore ha esaurito la sua spinta.

Nel Capitolo VIII questo argomento verrà trattato nei particolari; per ora è sufficiente dire che il motore pressurizza l'interno del corpo e che in seguito a ciò scatta il sistema di recupero. Anche per questo problema esiste una gamma estesissima di soluzioni, di cui discuteremo le principali nel Capitolo VIII; per ora ne faremo solo un breve cenno.

La soluzione più semplice, e quindi in molti casi preferibile, è basata sulla constatazione che un oggetto leggero che cada nell'aria tende ad acquistare velocità solo se discretamente aerodinamico: occorre quindi che, nella fase più alta della sua traiettoria, succeda qualcosa al modello che rompa queste condizioni ideali. Questo può essere ottenuto semplicemente mediante la espulsione dell'ogiva, legata pero all estremità di un sottile elastico, sotto l'effetto della pressurizzazione che il motore compie. È chiaro allora come ci si deve comportare: basta che l'ogiva non sia fissata rigidamente, ma sia libera di scorrere e di fuoriuscire.

Per modelli pesanti occorrono soluzioni più sofisticate, perché quella indicata precedentemente non è sufficiente a frenarli in maniera tale da evitare all'impatto qualunque rischio di rottura alle parti più delicate, come le pinne: Si introduce sempre il meccanismo già descritto, ma con l'aggiunta di una striscia di plastica che viene attaccata all'ogiva e sistemata dentro carta o il corpo del missile sotto forma di un piccolo rotolo: al momento della espulsione, la resistenza dell'aria lo spiega completamente, introducendo cosi una resistenza aggiuntiva che rallenta ulteriormente la discesa.

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Fig. 18. Classico modello con dispositivo di recupero 'a nastro'.

Quando poi si desidera fare le cose in grande, o si ha necessità che il rientro avvenga in condizioni di assoluta sicurezza, allora si può ricorrere anche all'uso di un piccolo paracadute di plastica o nylon: il suo impiego è particolarmente semplice (fig. 19), perché basta piegarlo in modo opportuno e sistemarlo in una specie di guaina che lo protegga.

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Fig. 19. Guaina del paracadute: il suo montaggio è facilissimo, se si seguono le istruzioni qui illustrate.

L'abilità e la fantasia dei modellisti hanno poi creato una infinità di altre soluzioni: alcuni fanno ricorso a pale rotanti che escono dal corpo del razzo, altri alla possibilità di far veleggiare il modello nella fase di rientro, altri ancora costruiscono pinne in modo tale che esse stesse possano trasformarsi in pale rotanti. Una soluzione affascinante consiste nell'impiego di due paracadute separati per corpo e ogiva, dopo che è scattato il meccanismo di espulsione; ma non manca nemmeno chi provoca la fuoriuscita del motore, dopo averlo fissato a una sottile corda.

Esiste poi un metodo abbastanza complesso che è stato adottato per un modello denominato Astron Scout, la cui scatola di montaggio viene venduta in America con grande successo. All'atto della pressurizzazione, il motore viene spinto indietro e trattenuto in questa posizione da un robusto filo; contemporaneamente si aprono delle fessure, da cui il gas può fuoriuscire. Con la distribuzione dei pesi cosi alterata, l'equilibrio si rompe, il modello non è più in grado di volare e cade a terra secondo la verticale. Si tratta di una soluzione veramente efficace, che molti modellisti hanno tentato di imitare con scarso successo: occorre avere una conoscenza straordinaria delle leggi fisiche che governano il volo, e forse una buona dose di praticità e fiuto che non tutti hanno.

Montaggio del motore

In un modello il motore va sempre collocato nella parte posteriore, in una cavità che il modellista ha avuto cura di ricavare appositamente quando ha costruito il corpo. Alcuni corpi hanno un diametro interno appena sufficiente per introdurvi il motore; altri invece l'hanno più grande, rendendo necessario l'uso di supporti (o spessori) per centrare e fissare il motore.

Il montaggio deve essere pratico, effettuato in modo tale che il motore sia ben centrato e soprattutto estraibile, perché dopo ogni volo lo si deve sostituire. Per quanto il motore sia costruito in modo da poter funzionare solo una volta, i principianti sono a volte attratti dall'idea di usare nuovamente il vecchio riempiendolo ancora di combustibile: pensano di semplificare la costruzione, perché cosi il motore può essere fissato rigidamente, una volta per tutte; ma in realtà non fanno altro che complicare le cose. Sostituire un motore usato è' una cosa semplicissima che si fa in cinque minuti, e costruire un modello in maniera che ciò sia possibile è addirittura elementare; non si riesce proprio a capire perché alcuni si ostinino a non voler prendere in considerazione questa soluzione, quando è risaputo che l'operazione di ricarica è molto pericolosa e che l'involucro esterno di carta si indebolisce tanto, durante un volo, da non poter essere più praticamente utilizzabile. L'unico uso che si puó fare di questi contenitori è limitato a ben poco: sono di forma cilindrica, e perciò utilizzabili come spessori per ben posizionare il motore o come pesi per ottenere un bilanciamento perfetto.

Se il dispositivo di recupero è basato sulla espulsione del motore è necessario montarlo in modo che: possa scivolare fuori liberamente. Nel caso, invece, di recupero per espulsione dell'ogiva, di recupero a nastro o a paracadute, occorre assicurarsi che il motore sia ben fissato in modo che la carica di espulsione non lo spinga fuori. Altrimenti, il motore in genere fuoriesce dal corpo del modello senza far scattare il dispositivo di recupero e il modello cade in picchiata. Per fissare il motore al corpo si può fare ricorso a un fermo (fig. 20), che i negozi specializzati dovrebbero avere in vendita e che comunque è facile da fare in casa. Altrimenti si ricorre all'attrito facendo in modo che l'accoppiamento motore corpo del modello sia un po' stretto: si può sempre ottenere ciò senza difficoltà, perché basta aumentare in maniera artificiosa il diametro del motore avvolgendolo con carta, stoppa o plastica.

Fig. 20. Dispositivo per bloccare il motore, realizzato in filo metallico.

In sostanza, il motore deve essere fissato in qualche modo al corpo, ma deve anche essere estraibile: le due esigenze sembrano contraddittorie, ma in realtà sono soddisfatte entrambe quando, esercitando con le dita una forte pressione, esso accenna a muoversi. È bene inoltre montare il motore in maniera che sporga dal corpo per circa 1 cm perché in queste condizioni il ricambio viene fatto con la maggior facilità possibile: Per ragioni estetiche i modellisti preferiscono spesso mantenerlo completamente inserito, ma allora si rende necessario uno speciale strumento di estrazione, (fig. 21): in ogni caso è meglio ricordare che non si deve inserire il motore troppo profondamente nel corpo e che 2 cm rappresentano un limite che non si deve superare.

Fig. 21. Attrezzo per estrarre il motore.

In ultimo conviene controllare se il motore è allineato con il corpo del razzo, perché altrimenti la spinta riesce non direzionata e il volo irregolare e imprevedibile.

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Fig. 22. Un modello spaziale spesso non pesa più di una trentina di grammi.

Le nozioni contenute in questo capitolo sono facili, ma sono anche di fondamentale importanza. Prima di proseguire, quindi, dovreste essere così volonterosi da rileggerlo, proprio per essere sicuri di aver capito bene ogni cosa. Anche dopo che avrete affrontato alcuni dei problemi più complessi di questo hobby, tornate indietro e rileggetelo: sarete sicuri di avere una solida conoscenza dei fondamenti di modellismo spaziale.